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Modelli linguistici e testuali, in Studiare latino: una sfida per gli studenti con DSA

Modelli linguistici e testuali, in Studiare latino: una sfida per gli studenti con DSA

Cur. M.E. Bianchi, V. Rossi, D. Venturini

Libriliberi Firenze

2016

Collana “Imparare” per Associazione Italiana Dislessia

pp. 33-45

ISBN 978-88-8415-1599

Saggio in volume collettaneo

Una scelta didattica per facilitare alunni con (o senza) DSA è il metodo testuale di approccio al latino, che punta sui meccanismi di coesione e coerenza testuale già posseduti implicitamente come prerequisiti nella lingua madre. Tale metodo si basa sulla possibilità di prevedere la struttura del testo, superando l’approccio “lineare” (parola per parola) e integrando fra loro il metodo contrastivo, la grammatica valenziale e la grammatica dei gruppi sintattici. Partire dalle caratteristiche del testo offre strumenti operativi per accedere a testi non solo in latino ma in qualunque lingua, in un’ottica multidisciplinare.

Un’esperienza di apprendimento: il predicato nominale, in Così insegno. Un ponte tra la teoria e la pratica

Un’esperienza di apprendimento: il predicato nominale, in Così insegno. Un ponte tra la teoria e la pratica

cur. M. E. Bianchi – V. Rossi

Libriliberi Firenze

2013

Collana “Imparare” per Associazione Italiana Dislessia

pp. 87-90

ISBN 978-88-8415-114-8

Nello stesso volume La riforma delle superiori

pp. 11-18

Saggio in volume collettaneo

Il contributo fornisce un’ipotesi di spiegazione del Predicato nominale e dei cosiddetti “complementi predicativi” che possa essere adatta a ragazzi con DSA, che parte non dalle classi di parole (copula, nome, aggettivo) bensì dalla funzione semantica del predicare (dire qualcosa del soggetto). Individua quindi cinque passaggi per chiarire la predicazione nominale: a. la forma usata da apprendenti lingua2 (e dai bambini russi) che abolisce la copula e l’ausiliare, come parole funzionali; b. la frase nominale concentrata su una forma di predicazione senza verbo; c. la relazione di concordanza di numero e genere fra il soggetto e l’aggettivo della parte nominale (cfr. fra il soggetto e il participio legato dall’ausiliare essere); d. la somiglianza di funzioni di parti nominali in forme diverse a seconda del tipo di verbo (è stanco, sembra stanco, e ritenuto stanco); e. la somiglianza di funzione anche nella forma più complessa della doppia predicazione (arriva stanco).

Val più la pratica della grammatica?, in Grammatica a scuola

Val più la pratica della grammatica?, in Grammatica a scuola

Atti del convegno Giscel Padova, 4-6- marzo 2010: “La grammatica a scuola. Quando? Come? Perché?”

Cur. L. Corrà – W. Paschetto

Franco Angeli

2011

pp. 391-399

ISBN 9788856844429

Saggio in volume collettaneo

Una buona teoria non si contrappone alla pratica: è qualcosa che permette di vedere sinteticamente un certo campo d’esperienza, rendendolo intellegibile nella sua varietà, non qualcosa che lo complica a dismisura. Rende ragione della struttura e dei nessi fra le parti, per cui con pochi principi si capisce una molteplicità di fenomeni; non dovrebbe essere qualcosa che oscura l’insieme con la mole delle parti, fino a renderlo irriconoscibile.

Il contributo cerca di mostrare come una cattiva teoria (basata su definizioni imprecise e non verificabili) impedisca di vedere l’oggetto invece che favorirne la comprensione, specialmente quegli oggetti che sarebbero indispensabili per capire veramente come funziona la lingua, ma che spesso non hanno cittadinanza nei manuali scolastici; e come invece una buona teoria possa avvicinare grammatica e competenze di comprensione e scrittura.

Criteri sintattici nella classificazione delle parti del discorso, in ItalianoLinguaDue

Criteri sintattici nella classificazione delle parti del discorso. Alcuni quesiti Invalsi su parole non prototipiche o polifunzionali, in “ItalianoLinguaDue”, 9/I

Con G. Branciforti

2017

pp. 223-243

ISSN 2037 – 3597

Articolo su rivista specializzata

L’articolo analizza i criteri di classificazione delle parti del discorso, in riferimento a parole non prototipiche (per esempio derivate) e a parole polifunzionali (che cioè possono avere più di una funzione sintattica); mostra quindi l’insufficienza delle definizioni presenti in molti manuali scolastici, le quali non offrono criteri certi. La parte iniziale, più teorica, evidenzia l’importanza dei criteri sintattici legati alla struttura compositiva della frase. Su questi presupposti teorici vengono poi analizzati quesiti proposti dall’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) ai diversi livelli scolastici, che hanno alla base proprio parole non prototipiche o parole polifunzionali.